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Bar Seccia, saracinesce alzate contro il racket

Dopo l'incendio doloso che lo distrusse a Capadonna, ieri sera c'è stata la riapertura del bar Seccia a via Monteoliveto. Presenti anche il cardinal Sepe, il prefetto Pansa e, ovviamente, il proprietario Antonio Seccia visibilmente emozionato

Dopo 47 giorni dall’incendio doloso che lo distrusse completamente, ieri alle 17.30 ha riaperto il Bar Seccia, sito in Via Monteoliveto nei pressi di Piazza del Gesù. Tanta emozione e tante le personalità a dare supporto morale al coraggioso proprietario del bar, il signor Antonio Seccia che ancora una volta, non ha voluto sottostare ai ricatti del racket. Già nel 2001 infatti il titolare del bar aveva denunciato degli estorsori rifiutandosi di pagare il pizzo e mandandoli in prigione.

 Poi due mesi fa la camorra è tornata a colpire incendiando il suo locale. Oggi però la rinascita e con la riapertura delle serrande, anche la Chiesa ha espresso solidarietà. Il cardinale Crescenzio Sepe ha infatti voluto essere presente all’evento recitando una preghiera di benedizione esortando tutti a prendere esempio dal signor Seccia senza lasciarsi prendere dalla paura: « Noi tutti siamo vicini a questa famiglia onesta e coraggiosa e insieme dobbiamo restare uniti per non darla vinta alla malavita».

Presente anche il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa:« Lo stato è sempre pronto ad agire in maniera tempestiva come lo è stato in questa circostanza. La commissione del Ministero dell’interno è  riuscita a finanziare la riapertura del bar in pochissimi giorni ma questo è possibile solo quando ci sono imprenditori e commercianti coraggiosi che non hanno paura della camorra e che vogliono svolgere la loro attività nella legalità. In questo momento lo Stato ha riportato una bella vittoria e chiunque avesse difficoltà di questo genere deve sapere che le istituzioni gli saranno vicine in maniera realmente efficiente». Dello stesso parere la coordinatrice dell’associazione Antiracket Silvana Fucito: « Stasera abbiamo avuto la conferma che lo stato c’è. Non ci sono stati intoppi nella procedura e nel giro di 47 giorni il signor Seccia ha potuto riaprire il suo bar usufruendo del risarcimento previsto dalla legge 44 e rendendolo ancora più bello di prima. Il tutto alla presenza dello Stato e della Chiesa.

Questa è la dimostrazione che oggi ci sono tutte le condizioni per ribellarsi al racket, chi non lo fa non ha scusanti. Il pizzo è un male di tutti e non solo dei commercianti e tutti insieme dobbiamo prendere esempio da quanti hanno deciso di contare sull’appoggio dello Stato per affrontare il problema».
Anche il leader dell’Associazione Antiracket, Tano Grasso ha espresso la sua soddisfazione:«Il 18 febbraio ha cancellato il 1° gennaio  nel senso che oggi si è data la dimostrazione concreta che in questa città se c’è qualcuno che è vittima di estorsione non resterà solo perché troverà  accanto il sostegno dell’Associazione Anti- Racket e delle istituzioni. Il nostro grande punto di forza è garantire assistenza e sostegno concreto a lungo termine, quando cioè aldilà del clamore mediatico, il nostro aiuto diventa ancora più importante».

Infine il commento del signor Antonio Seccia visibilmente emozionato: «Quando dopo tanti anni di sacrifici vidi il mio bar completamente distrutto dalle fiamme rimasi senza parole. Ero immobile e mi sentivo inerme poi però mi è salita dentro una rabbia molto forte che si è trasformata in forza. La mia famiglia mi ha dato tanto coraggio e così ho deciso di fare qualcosa per non buttare al vento tutto quello per cui avevamo lottato. Oggi sono molto emozionato e felice. Il mio bar è più bello di prima e tante persone mi sono state vicine in questa battaglia continuando a frequentare il nostro bar. Spero davvero che questa terribile avventura sia finita per sempre».

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