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Maschio Angioino occupato dagli operatori sociali. Blocchi stradali e caos

Denuncia rivolta ai tagli nel settore in seguito al blocco del Piano Sociale di Zona. Occupazione a oltranza "fino a quando il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro non ci riceverà per dare risposte concrete alla nostra vertenza"

Protestano in queste ore gli operatori sociali che hanno occupato gli spazi del Maschio Angioino. La denuncia è rivolta ai tagli nel settore in seguito al blocco del Piano Sociale di Zona.

Non è la prima volta che vengono messe in atto proteste del genere: giorni fa gli operatori occuparono la sede dell'assessorato al Bilancio del Comune di Napoli. Affissi anche mega striscioni con slogan 'il welfare non è un lusso". E poi anche sulla facciata principale, 'contro i tagli alla spesa sociale e precarieta'". Blocchi stradali sono in corso in Piazza Municipio ove i manifestanti stanno bloccando il traffico nella piazza e due di loro sono saliti su una gru del cantiere della Metropolitana ad una quindicina di metri di altezza.

Come hanno fatto sapere in una nota: "Occupemo il Maschio Angioino a oltranza, fino a quando il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro non ci riceverà per dare risposte concrete alla nostra vertenza". Nonostante numerosi episodi di protesta, scioperi della fame e diversi tavoli di confronto in Prefettura, la situazione dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari "si sta facendo sempre più critica - si legge nel documento - mentre le istituzioni locali continuano a non dialogare tra loro per trovare una soluzione alla crisi, e si limitano ad accusarsi reciprocamente della responsabilità della emergenza del welfare".

"Se le istituzioni locali - afferma il portavoce del comitato Il welfare non è un lusso, Sergio D'Angelo - non sono in grado di sostenere il sistema di welfare, si decidano a dichiarare lo stato di crisi e si rivolgano al Governo nazionale. Chiediamo a tutti un atto di responsabilità. Napoli e la Campania stanno precipitando in una situazione di non ritorno, dove dall'emergenza si passerà allo smantellamento vero e proprio dei servizi sociali realizzati in questi anni con l'apporto fondamentale delle cooperative sociali e delle associazioni". La situazione, si sottolinea, "sta mettendo a repentaglio il lavoro di 20mila operatori sociali, psicologi, medici, sociologi, educatori, e la certezza dell'assistenza a centinaia di migliaia di persone tra le più sofferenti e fragili della popolazione: bambini abbandonati e ragazzi in condizioni di disagio, anziani, disabili, sofferenti psichici, tossicodipendenti, immigrati, donne vittime di violenza e di abusi, malati di Alzheimer, persone affette da Hiv, poveri e senza dimora".

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